VITTORIA IN CASSAZIONE: ORA LA BANCA DOVRÀ CORRISPONDERE OLTRE 150 MILA EURO. MA I MAGISTRATI RIMANGONO IMPUNITI

È questa una vittoria conseguita in Cassazione dopo 12 anni di causa. Ma se ne poteva fare a meno.
I magistrati non rispondono dei loro errori, sono irresponsabili per legge.
Si tratta di una questione che attiene ad una circostanza pacifica: la ricorrente nel corso degli anni, pur conservando la medesima partita iva, ha solo cambiato la denominazione sociale.
Il fatto pacifico consiste nella circostanza che siamo al cospetto sempre della stessa parte sostanziale. Il Tribunale di primo grado tuttavia accoglie l’eccezione della banca, anche in Corte di appello si conferma la sentenza, come se chi agisse fosse un’altra entità.
Ma in Cassazione leggono le carte e si rendono conto della svista e dimenticanza, di un fatto pacifico rilevato dal consulente tecnico di ufficio – aiutante del Giudice – e frana l’eccezione di poco pregio della banca. La causa è stata riassunta alla Corte di Appello presso altra sezione che dovrà accordare una somma pari ad oltre 150 mila euro ai miei clienti, oltre interessi dal 2004.
Se ne poteva fare a meno.
Due amarissime considerazioni:
1- le banche per non pagare farebbero carte false e negano anche l’evidenza cartesiana;
2- i magistrati per non scrivere le sentenze, per non lavorare e poiché irresponsabili dinanzi alla legge (non vengono mai puniti), accolgono insulse eccezioni, vedono preclusioni, decadenze e tardività anche se non ci sono. E negano i fatti pacifici.
Ma ora si passa all’incasso, l’importo è ante 2000 e la banca sarà condannata : deve elargire oltre 150 mila euro.
Di seguito il link della sentenza vittoriosa.
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