BANCHE: VENDONO IMMOBILI. E TRADISCONO LA COSTITUZIONE

Fu necessario emanare una legge dello Stato per debellare il fenomeno perverso delle aste pilotate.Se si rimanda ai lavori parlamentari dell’art. 19 bis della legge 203 del 1991, ci si rende conto di quale fosse il meccanismo perverso che consentiva l’attribuzione sempre ai soliti noti dei beni posti all’incanto.

Era impedito di fatto partecipare sia perché alle aste andavano i sicari ed i bravi delle cosche camorristiche che inibivano la libera adesione, sia per la corruttela di giudici e cancellerie fallimentari.

I beni pignorati e staggiti scendevano  vertiginosamente fino a quando non venivano aggiudicati a prezzo vile. Successivamente venivano rivenduti ,raddoppiandone il valore.

Lo Stato capì e, dopo severi rapporti delle Procure, fu resa la legge 203/91 che all’art.19 bis contemplava il potere del Giudice dell’Esecuzione e del Fallimento di bloccare l’aggiudicazione, se il prezzo conseguito all’asta fosse stato esiguo.

Oggi lo scenario non è cambiato, perché il meccanismo dell’art.586 cpc, seppur riformato, non impone al Giudice un dovere di sospendere l’asta, ma un potere discrezionale; nella norma si dice che il Giudice può, non deve sospendere. Il che ha reso possibile aggirarne il divieto: i beni possono essere venduti anche a prezzo esiguo, con lo strutturale svilimento.

Le banche lo hanno capito e molto spesso si fanno assegnare il bene posto all’asta o vi partecipano con società veicolo che comprano a prezzo ridotto o concedono mutui a chi intende acquistare. Anche in questo caso non si evita lo svilimento.

Si veda la pubblicità che appare su internet  “Unicredit subito casa”,come se gli istituti di credito non dovessero più vendere denaro, ma beni immobili ad un valore concorrenziale a quello edile, con buona pace dei poveri costruttori che non vendono più case e devono chiamare fallimento.

O quando la stessa ABI ( associazione banche italiane) offre mutui a chi intende acquistare all’asta, iscrivendo ipoteca sul bene sottoposto all’incanto.

Siamo dunque giunti al punto che le Banche agiscono formalmente ed apparentemente in perfetta legalità, perché hanno i potenti mezzi di poter vincere tutte le aggiudicazioni possibili e fanno incetta di tutti  gli immobili posti all’asta quando questi scendono di valore. I fatturati delle banche che comprano all’asta e rivendono nel libero mercato sono da capogiro( si consultino quelli di Unicredit o Intesa, siamo vicini a 100 milioni di euro in due anni). La rete di agenti smistati sul territorio nazionale è capillare ed anche gli immobiliaristi gridano vendetta.

Si ricordi che ad ogni asta il bene perde il 25% del suo valore e già dopo il terzo o quarto esperimento è irreversibilmente svilito.

Le banche divorano la preda, intervengono e comprano. Di fatto non coprono neppure il loro credito, ma ne compensano la perdita, perché il medesimo bene sarà rivenduto al doppio o triplo del valore.

Ecco allora che  le banche che, per la nostra Costituzione dovrebbero raccogliere risparmio, tutelarlo e incoraggiarlo, come recita l’art.47 o aiutare l’impresa a fare ricchezza, prestando soldi, affinché si incrementino gli investimenti nel rispetto dell’utilità sociale, come ci ricorda l’art. 41 della Carta Fondamentale, ne tradiscono lo spirito e l’essenza primordiale .

Marx sosteneva che quando il sistema andava in sovrapproduzione scoppiava.Era satollo e doveva vomitare. Così stanno diventando le nostre banche che sono piene di sofferenze ed in pancia hanno anche tanti immobili, comprati sulla pelle ed il sangue di poveri debitori, che rimarranno tali, a vita.

 

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