È questa una lettera, un’intimazione di pagamento, pervenuta ad un mio autorevole cliente imprenditore – società immobiliare – in piena emergenza economica dovuta al diffondersi del contagio dell’epidemia da coronavirus.
La missiva, si badi bene, porta la data del 9.03.2020: il giorno prima la Presidenza del Consiglio dei Ministri rendeva il decreto che vietava la libertà di circolazione e di movimento per tutta l’Italia, il famoso decreto “stare a casa”, al fine di arrestare il contagio.
La libertà di movimento sottende quella del commercio e della vita economica: anche se oggi esistono mezzi virtuali che ci consentono di stare vicini – si pensi a Skype, alla possibilità di bonificare somme online – tuttavia le relazioni umane, il contatto de visu, si dispiegano con la persuasione del convincimento, che si articola sempre con la vicinanza del rapporto fra persone.
Non è la stessa cosa vedere una partita di calcio allo stadio ed in televisione.
La legge dice che il debitore che dovrà pagare dovrà recarsi al domicilio del creditore; può essere che il debitore, per esempio, non possieda conto corrente o non sia in grado di effettuare un bonifico o nei limiti del rispetto delle norme sull’antiriciclaggio, voglia effettuare un pagamento in contanti.
In tutti questi casi è necessario, per la circolazione del danaro, il movimento.
Può anche essere che per effettuare il detto pagamento vorrà recarsi alla sua banca, perché poco aduso ai mezzi telematici, computers.
Dunque in ogni caso per non diventare inadempiente il debitore o il creditore, per reclamare i suoi soldi, avrebbero dovuto disattendere il decreto Conte “stare a casa” ed avere un contatto fisico, per quanto irragionevolmente voluto dall’Istituto di credito; subire perciò un arresto o l’irrogazione di una multa.
I latini dicevano: ad impossibilia nemo tenetur: non si possono fare cose impossibili.
1- Il mio autorevole cliente per procurarsi la provvista deve ottenere gli affitti, essendo una società immobiliare. Se l’inquilino è moroso per persuaderlo dovrà incontrarlo.
2- Fatto di una gravità inaudita, non è debitore nei confronti della banca per capitale, ma solo per una modesta cifra di interessi, il cui computo ha contestato con sentenza vittoriosa di primo grado.
Ma la Banca può tutto.
1- Violare le leggi;
2- chiedere soldi anche quando ha perduto una causa in primo grado;
3- intimare al debitore da strozzare di muoversi, pagare e subire anche un arresto o una multa, in violazione di una norma di legge resa per arginare epidemie.
4- Imporre di pagare subito, altrimenti segnalazione in centrale rischi e gogna mediatica per la vita.
Ecco che cosa è lo sciacallaggio, corvi che scendono dalle montagne per mangiare il resto di cadaveri putrefatti o cani lupi che si avventano su carcasse umane per agguantare resti di carne morta.
Così sono le banche, “augelli di rapina e di carogna”, come diceva Virgilio nell’Eneide.
Le banche non conoscono limiti, sono al di sopra della legge, possono tutto.
Hanno dimenticato la Costituzione ed anche in momenti tristi e di carestia come questi, bussano per il vil danaro.
Sciacalli ed usurai.
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