Giuseppe Massari: l’inchiesta sul brigantaggio

Giuseppe Massari: l’inchiesta sul brigantaggio

All’indomani dell’Unità d’Italia si poneva in modo dirompente all’attenzione della nuova classe dirigente il problema meridionale; si identificava lo stesso soltanto col brigantaggio, non erano ancora chiari i presupposti, le motivazioni profonde del sorgere di quel gran malcontento; come ha dimostrato la storiografia di matrice marxista, la nuova classe dirigente invece di prevenire il male lo voleva estirpare con la forza; e numerosi sono stati gli eccidi, fucilazioni in quel periodo tanto funesto, esiziale e cupo della storia d’Italia.  Sembrava una guerra civile, come ebbe efficacemente a sottolineare Giustino Fortunato.
Gli intellettuali, del resto, capirono i briganti? Furono capaci di esprimere e far presente alla nuova classe dirigente l’arretratezza del Sud, lo stato penoso delle popolazioni al tempo dei Borboni, il feudalesimo ancora imperante, la fame, la miseria di tutte le regioni meridionali?
In senso, al dir poco, paradossale, il Sud era addirittura visto come l’Eldorado, per il clima, per le ricchezze dei Borboni, per la fertilità della sua terra.

 

 

Vere utopie! Ebbe ad affermare Pasquale Villari, e con una profonda ironia, colorata anche da una tristezza, << che mi spezza il cuore >>, il grande meridionalista spiegava che quelle erano conoscenze talmente superficiali le cui fonti erano da attribuire ai Romani!
Sicilia non era più la terra di Demetra, la Campania non più la terra felix, molto era cambiato.
E’ inutile spiegare le origini storiche dell’arretratezza delle popolazioni meridionali, che forse è stata di maggior rilievo durante il periodo spagnolo e dagli ultimi Borboni.
In modo emblematico, così tratteggia lo storico anglosassone Denis Mack Smith le condizioni dell’Italia meridionale al tempo dell’Unità, nella sua Storia d’Italia dal 1861 al 1969: << Nelle regioni agricole meridionali gli analfabeti erano stragrande maggioranza. Vi era diffuso il detto che il mantenimento di un asilo costava più di quello di un uomo, ed i mille di Garibaldi, rimasero attoniti nell’incontrare dei pastori coperti soltanto da pelli di capra; le strade erano inesistenti anche fra alcune delle città principali, il paesaggio più simile all’Africa settentrionale che all’Italia del Nord. La malaria, la mancanza di acqua costringevano le popolazioni ad ammassarsi in grandi villaggi; si pativa la fame e la miseria, dilagavano i briganti… >>.
Ma il Sud non era maturo per fare una rivoluzione; Cavour nella sua profonda scaltrezza aveva intuito che non esisteva in Italia un partito che avrebbe potuto sposare le rivendicazioni delle plebi oppresse. Del resto anche Gramsci ha attribuito a Mazzini la responsabilità di non dare al suo programma una coloritura sociale, visto che solo i repubblicani erano l’alternativa a Cavour.
<< I briganti erano soli, né Mazzini, né gli intellettuali meridionali li hanno capiti; questi ultimi hanno creato il blocco agrario con i grandi latifondisti e proprietari terrieri >>.
Era perciò necessario per la nuova classe dirigente capire il meridione, e le condizioni gravose in cui era immerso. Iniziarono perciò una serie di inchieste, nacque la letteratura meridionalistica, numerosi furono gli inviati dei giornali del tempo al Sud.
Quella di Giuseppe Massari fu la prima grande inchiesta sullo stato delle popolazioni meridionali, sulle cause profonde del brigantaggio.
Il suo però non è puro riformismo liberale, che ha avuto i suoi maggiori esponenti in Villari e Fortunato, ma con un liberalismo non coinvolto con le tematiche sociali; questo non è solo il giudizio della storiografia marxista, ma anche di quella laica.
<< Massari – ricorda Rosario Villari – col suo programma e la sua inchiesta individua dei rimedi ma esprime la necessità di legalizzare la repressione; ciò fu fatto con la legge Pica che sospese le libertà costituzionali nelle provincie infestate da briganti e fece della repressione più rigorosa non una misura eccezionale ma una regola sanzionata dal diritto >>.
<< La prima causa del brigantaggio è la condizione sociale, lo stato in cui versa il campagnolo in quelle province è assai infelice. La condizione del contadino è quella del vero nullatenente, il numero dei proletari è effettivamente copioso; tanta miseria e tanto squallore sono cause predisponenti al brigantaggio. La vita del brigante abbonda di attrattive, il furto, anziché destare ripugnanza, appare mezzo facile e legittimo di sussistenza e di guadagno; su 375 briganti 293 appartengono al misero ceto dei braccianti >>. Nel Sud non è mai esistita una classe borghese capace di assumere atteggiamenti imprenditoriali, capitalistici, lo stesso stato borbonico come precisò il grande economista Scialoja e successivamente Nitti, non investiva, ma tesaurizzava, ecco perché all’indomani dell’Unità, il Sud era la parte più ricca d’Italia; se esisteva una borghesia essa << poteva considerarsi la contraffazione dell’aristocrazia >> (Genovesi). In questo stato l’ignoranza regnava, conservata ed ampliata dalla superstizione; << e così desideravano gelosamente che continuassero a vivere le popolazioni meridionali i Borboni >>.
Una sfiducia profonda nella classe dirigente determinò perciò in maniera preponderante la nascita del brigantaggio.
Ma quale era l’atteggiamento rispetto al nuovo Stato?
<< A popolazioni avvezze a veder fatto il male in modo spontaneo ed istantaneo non potevano non parer in inspiegabili ed essere intollerabili gli indugi e le lungaggini nel veder fatto il bene; quindi sfiducia, sospetto, dubbio, né il nuovo governo poteva ad un tratto acquistare il consenso, anzi era radicata la tendenza ad accusare il governo del bene non fatto, non dei mali non riparati, a continuare a discorrere di esso come di cosa affatto distinta e separata, se non avversa, dalla nazione, e chiamarlo in colpa della stessa eredità dei mali passati, ad assegnare a mal voler gli errori inevitabili, ad interpretare come debolezza lo stesso ossequio alle leggi e dai riti costituzionali >>.
Se il nuovo Stato si rivelò una ragione precisa è da riscontrare nell’atteggiamento violento dei soldati del Luogotenente Cialdini; la guerra con i briganti fu spietata, Massari nella sua inchiesta parla di più quindicimila morti, tra soldati e briganti, così veniva salutato, come precisò Gramsci, il nuovo padrone.
<< Deve cessare tale guerra, continua pagine finali della sua inchiesta Massari, non solo perché così richiedono i sacri interessi della giustizia e dell’umanità, ma anche per restaurare nel concetto delle popolazioni il prestigio e l’autorità delle leggi. Il maggior male è proprio questo: la mancanza di fede nella giustizia e nelle leggi, ed è la stessa legge che deve provvedere ad instaurare la difesa degli interessi sociali e del bene della comunità >>.
Il peccato profondo, o storico, come precisò Salvemini, fu quello che il nuovo Stato si annunciò e si presentò alle popolazioni meridionali, come un nuovo conquistatore.
                      

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