Giovanni Russo: la rivoluzione scientifica e tecnologica

Giovanni Russo: la rivoluzione scientifica e tecnologica

E’ dispendioso, faticoso e difficile spiegare e considerare attentamente l’enorme produzione dell’eminente meridionalista Giovanni Russo. Oltre ad essere un grande scrittore è un valente giornalista, forse sarebbe meglio e più elegante definirlo un << editorialista >>, un commentatore. Egli ha collaborato con << Il Mondo >> di Pannunzio per passare poi al       << Corriere della sera >>: dalle colonne di questo giornale ha scritto i migliori << saggi >>,

articoli, che hanno suggellato, impresso e contrassegnato il suo profondo impegno, la sua tenacia, la grande battaglia per il riscatto del Sud. Dei numerosi interventi sul << Corriere >>, specificatamente riferiti al tema meridionalista, ne abbiamo scelti alcuni di recentissima pubblicazione.

Se parliamo di nuovo meridionalismo sembra logico e chiaramente deduttivo relazionare e richiamarsi ad articoli che hanno precipuamente, come argomento della trattazione, il piano triennale, il giudizio sull’intervento straordinario, i temi e le prospettive del ripreso dibattito meridionalista.

E’ una cernita, selezione di contenuti giustificata, perché è questo il filone, la scia, l’attuale <<alveo>> della discussione sulla questione meridionale.

In un recente articolo di ottima fattura sull’ <<Espresso>>, Nello Ajello ha indicato in una pregevole sintesi i vari movimenti, le diverse posizioni del nuovo meridionalismo: i <<pessimisti>> che fanno capo a Pasquale Saraceno ed Antonio Giolitti, gli << ottimisti >> capeggiati dal cattolico Giuseppe De Rita e da socialista Sandro Petriccione, i

<< fiduciosi >> Galasso e Paolo Sylos Labini, gli << arrabbiati >>, Graziani, i << sudisti >>.

Per i primi è facile individuarne i motivi: Saraceno li ha spiegati nel recente rapporto Svimez da noi già commentato; De Rosa invece individua nelle piccole imprese, sul << terziario >>, nel nuovo tessuto civile del Sud, in una possibile riforma degli enti locali  i mezzi e gli strumenti indispensabili per il decollo del meridione; i << fiduciosi >>, invece, tra i quali bisogna comunque annoverare Ruffolo, giudicano parzialmente valido l’intervento straordinario , soprattutto sino alla metà degli anni ‘60, e propongono di rafforzare il ministero del Mezzogiorno di effettivi poteri, vero soggetto del piano territoriale. Gli arrabbiati contestano le procedure e gli strumenti di solito a beneficiarne sono sempre le clientele e mai c’è un senso di reale capacità di gestione, di investimento; i << sudisti >> invece sono << i piagnucoloni, i vittimisti >> che sperano che la questione meridionale possa comunque durare ab eterno perché l’alleanza tra falsi produttori possa partorire << cattedrali del deserto >> , squallido << meridionalismo di stato >>.

Sarebbe difficile in questo schema individuare la posizione di Giovanni Russo: andrebbe forse inserito tra i fiduciosi. In realtà sarebbe estremamente sbagliato solo riferire di articoli dove emerge la proposta. Russo, con grande coraggio ha anche scritto articoli di forte denuncia del malcostume, della mafia, del disprezzo per la classe dirigente meridionale. Si pensi per esempio all’intervento sul << Corriere >>, << La faccia debole dello Stato sul Sud>>, e ne abbiamo una tangibile dimostrazione.

<< E’ giunto il momento, se si vuole sul serio combattere  la mafia in Sicilia, come la camorra in Campania o la ‘ndrangheta in Calabria, di riconoscere che lo Stato del Sud si presenta con una faccia debole, sul piano dell’efficienza, su quello del prestigio e della credibilità delle istituzioni, sul piano cioè della “normalità”, da quello con cui si presenta nel Nord. Uno stato normale significa uno Stato che sappia diventare guida pratica e ideale anche nel Sud che disponga di strumenti di repressione adeguati alla capacità criminosa delle associazioni mafiose e camorristiche, uno Stato che concepisca l’intervento economico non come assistenza clientelare, ma come uno strumento della programmazione economica nazionale, capace di liberare l’economia sommersa e non sommersa del Sud dal pedaggio della paura, ma anche dalla necessità di ricordare al denaro sporco della mafia e della camorra >>.

Un altro articolo di per sé fondamentale per capire il pensiero di Russo può essere quello recentissimo riferito alla polemica dei sindaci sulla questione del condono edilizio: << guai se lo Stato si piega di fronte alla pressione di piazza di sindaci che invitano apertamente a non rispettare la legge >>. Sarebbe una resa per due ragioni: si distruggerebbe quel poco che è rimasto del paesaggio meridionale si darebbe maggior adito alle associazioni criminali di poter facilmente speculare sull’abusivismo edilizio.

Interessa a noi in questa sede prospettare però le considerazioni dell’emittente meridionalista sul nuovo dibattito meridionale; anche Russo è dell’avviso che l’intervento straordinario ha avuto soltanto un chiaro ed efficace momento di capacità di risoluzione del problema e dell’annosa questione sino agli anni ‘60. Dopo, l’incapacità della classe dirigente, gli investimenti solo in opere pubbliche e soprattutto il mercato riferimento ai propellenti del luogo, in particolar modo fattori geografici-storici come il turismo e le bellezze naturali hanno impedito lo sviluppo del Sud e le enormi possibilità, non utilizzate, di poter ridurre il divario con il Nord. Il Sud attualmente non è più un’area depressa e questo in gran parte si deve all’intervento della Casmez: ma come creare prospettive di rilancio? Quali devono essere i soggetti del possibile riscatto? Come ridurre la disoccupazione? Quali sono i naturali momenti degli investimenti e della separata produttività del meridione?

Per Giovanni Russo << nulla è perduto per il Sud >>. A condizione di abbandonare definitivamente gli schemi vecchi e di tener conto dell’enorme rivoluzione che la scienza e la tecnologia stanno producendo nel mondo.

Ed ecco la proposta: << è innegabile che anche per gli errori d’impostazione della politica della Cassa per il Mezzogiorno, dopo il primo periodo di programmazione, il Sud ha perduto l’occasione di diventare sede di un organico sistema industriale… Ma questo svantaggio potrebbe trasformarsi in un grande vantaggio per il Sud se gli uomini di governo comprendessero che mentre il Nord rimane la sede storica di un grande sistema industriale che va ristrutturato, il Sud è la terra vergine ed ideale di un avvenire che batte già alle porte: quello della ricerca scientifica del “software”. Dovrebbe però dipendere, questo progetto, oltre che dalla  capacità di palingerarsi che dovrebbe coinvolgere lo “Stato del Sud” anche dalla possibilità di impegnare, come ha sottolineato lo scienziato Caianiello, le migliori energie del mondo culturale della nostra terra >>.

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