E’ monocolore bis

E’ monocolore bis


CARDITO – Il monocolore dc, di maggioranza assoluta, si dimise nel giugno scorso per contrasti all’interno del partito e perché esso stesso era nato precario. Furono avviati, proprio in quel periodo, i contratti con gli altri partiti per varare un’amministrazione di coalizione, che vedesse presenti, insieme, le forze dell’arco costituzionale:Democrazia cristiana, Partito comunista, Partito socialista, Partito liberale: le trattative fallìrono. Il dibattito, dopo la vacanza estiva, è nuovamente ripreso, ma tra le forze politiche si è avuto uno scontro programmatico. Da qui la riproposizione, da parte della Dc, di un monocolore; è stato eletto anche il sindaco, Biagio Fusco capogruppo uscente.

 

 

In un manifesto il Patito comunista ha denunciato che la «Dc è contro gli interessi del Paese… prigioniera delle profonde lacerazioni correntizie, non ha assicurato né il buongoverno né un minimo di stabilità. La disamministazione – continua il manifesto – ha fatto incancrenire vecchi problemi, acuendone altri già di per sé gravi strutturalmente. Di tutto ciò la Dc ha dovuto prendere coscienza ed ammettere, finalmente, che il monocolore era insufficiente a governare Cardito».

Questo passaggio è fondamentale nella posizione del Pci- Se in Consiglio comunale molti esponenti della Dc avevano sancito «l’insufficienza e l’incapacità del monocolore», nella riunione interpartitica la delegazione dc ha ritrattato questa affermazione. In altri termini – come ha detto il capogruppo del Psi, Arcella – «il partito di maggioranza assoluta non ha voluto pagare il prezzo politico richiesto dalle forze dell’opposizione ed era inutile per noi entrare in giunta. È in virtù dell’insufficienza della Dc, che si giustifica una coalizione di tutti i partiti».

Altri scogli e momenti di frizione si sono avuti sulla motivazione politica da dare all’amministrazione di coalizione. Per la Dc essa era giustificata solo dal’«emergenza«, che scaturiva dal Paese per gravissimi problemi, quali l’incapacità del personale ad esaudire le molte richieste della cittadinanza, l’ordine pubblico minacciato da una delinquenza effettivamente elevata. La stessa amministrazione avrebbe dovuto avere una scadenza di due anni.

Per le forze dell’opposizione, invece, un esecutivo che vede quattro partiti diversi è valido qualora venga stipulato un «accordo politico globale», senza termini di scadenza prefissati. Infatti nel manifesto del Pci si legge che «dal nostro partito era stata proposta una giunta di programma che vedesse presenti tutte le forze politiche impegnate in uno sforzo di rinnovamento, che in quanto tale non gli si poteva predeterminare la scadenza… Il Pci ha dovuto constatare invece che questa non era la stessa intenzione della Dc…  Questo partito non ha sciolto i nodi politici e programmatici ed ha privilegiato gli interessi di partito rispetto al paese. Non solo insufficiente — conclude il manifesto – ma anche arrogante questa Dc».

L’impossibilità di stare insieme è stata avvalorata dalla rottura programmatica sulla politica del personale e sulla scelta tra la privatizzazione — sostenuta dalla Dc — o municipalizzazione del servizio di nettezza urbana, posizione del Pci e Psi.

Il partito di maggioranza assoluta si presenta al paese con un nuovo monocolore, linea politica che non dovrebbe essere modificata sino all fine della legislatura. Al suo interno la Dc è profondamente divisa; nell’ultimo comitato cittadino sono stati presentati tre documenti diversi che sostanziano le profonde spaccature in cui è irretito questo partito. Il Pci ed il Psi preannunciano una durissima opposizione.

Biagio Riccio

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