Banche, gli istituti di credito si vendicano del banchiere anti-usura

Un imprenditore attivo nel settore del private banking si è visto segnalare alla Centrale Rischi di Bankitalia per aver sollevato dubbi sui suoi conti correnti in alcune banche italiane

Ultimamente si è finalmente fatto un gran parlare dei rapporti tra le banche e i consumatori, segnalando ove ci fossero dei comportamenti – per usare un eufemismo – poco cristallino. È il caso dell’usura e dell’anatocismo, due azioni che alcuni istituti di credito hanno compiuto (e continuano a compiere) ai danni dei propri correntisti. A partire da oggi, avvalendoci della segnalazione di casi concreti ed emblematici da parte dell’imprenditore milanese Giovanni Pastore e dell’avvocato Biagio Riccio, affronteremo con una serie di esempi pratici i principali temi inerenti i rapporti fra sistema bancario e consumatori. Il protagonista della prima vicenda è Silvio Albino Rancati.

Dottor Rancati, ci racconti la sua odissea Per 30 anni ho svolto la mia attività nel settore del private banking. Attualmente ricopro la carica di amministratore delegato ed azionista di riferimento di Ambrogest, una holding che detiene la maggioranza dell’advisor Ambromobiliare SPA, una società di advisory in finanza strategica orientata alle imprese di medie dimensioni. Sono anche socio fondatore e Presidente di alcune società, internazionalizzate, operanti nel settore della green economy e del risparmio energetico. Proprio per vederci chiaro nel rapporto fra queste società industriali e le banche mi sono rivolto a Giovanni Pastore che mi ha consigliato di rivolgermi alla Fondazione SDL. Ci siamo incontrati rilevando subito delle forti incongruenze. Ho valutato molto attentamente la situazione, ho verificato la presenza di usura e di una serie di spese e di competenze che le banche, in modo improprio e spesso contra legem, addebitavano sui miei conti personali e sui conti delle mie società. Ho proposto alle banche, con cui avevo fino a quel momento ottimi rapporti, delle mediazioni ed anche degli incontri; la risposta degli istituti è stata l’immediata segnalazione alla Centrale Rischi.

In che situazione si è trovato dopo queste segnalazioni alla Centrale Rischi? Come ogni altro imprenditore segnalato, tutte le banche italiane mi hanno chiesto il rientro immediato da ogni affidamento ed anche quelle che, conoscendomi bene, avrebbero voluto sostituirsi e sostenermi non hanno potuto farlo per la presenza delle segnalazioni. Mi aprivano un conto corrente, ma con la limitazione gravissima di operare solo con operazioni di cassa. Ho dovuto in un primo momento intervenire con i miei beni personali. Il dato sconcertante è che, mentre in Italia non posso avere neppure una carta di credito, all’estero sono valutato per la mia solidità imprenditoriale e patrimoniale ed ho ottenuto aperture di credito 30 volte superiori a quanto le banche italiane sostengono essere il mio debito nei loro confronti. Non posso avere una carta di credito italiana nonostante sui miei conti e i conti delle mie società siano transitati, dopo le segnalazioni, centinaia di migliaia di euro e in qualche caso milioni. Peraltro sono in possesso di due carte di credito emesse da Istituti esteri le cui movimentazioni annue e quindi i pagamenti effettuati rappresentano il doppio delle segnalazioni effettuate dalle Banche.

Un suo commento a tutta la vicenda La mia vicenda mette bene in luce la leggerezza con cui le banche utilizzano la Centrale Rischi, il buco legislativo che permette l’impunità delle banche che sbagliano, la superficialità e la parzialità con cui alcuni tribunali trattano le cause bancarie. Dimostra che, tuttavia, agendo con buoni periti, buoni avvocati, non scoraggiandosi alle prime difficoltà, la legge infine è dalla parte dei consumatori. Per quanto mi riguarda chiederò la cancellazione di tutte le segnalazioni alla Centrale Rischi (se necessario anche con querele penali) e rimborsi milionari a tutte le banche che mi hanno danneggiato.
L’avvocato Biagio Riccio, che ha seguito tutta la vicenda, ci ha offerto una panoramica ancora più precisa sull’intera vicenda. “Ringrazio ancora una volta – ci ha detto Riccio – Rancati per aver fatto rilevare con la sua storia la grettezza, la violenza ed il senso di impunità con cui gli istituti bancari vessano i piccoli e medi imprenditori. Rancati stava iniziando a dar fastidio al ceto bancario e doveva essere punito con segnalazioni ritorsive, estorsive e contra legem; segnalazioni che finalmente la magistratura sta dichiarando abusive e in dispregio del contradditorio fra le parti”.
Per uscire da questo assurdo giuridico, Riccio ha dovuto faticare non poco: “Una parte del Tribunale di Milano, da qualche tempo, adotta un atteggiamento di sostanziale pregiudizio e preconcetto. Si appiattisce sulle Istruzioni della Banca d’Italia, disconosce la legge 108/96 sull’usura e le successive sentenze di Cassazione, riconoscendo così limitato valore alle problematiche bancarie, implicitamente schierandosi dal lato del più forte (gli istituti di credito), spesso svilendo le legittime doglianze del contraente debole. Ma alla fine stiamo ottenendo sentenze emblematiche e che saranno utili per tutti i consumatori”.
“Le banche – gli fa eco Giovanni Pastore – vivono un delirio di onnipotenza (l’Hybris dei tragici greci). Il caso del dott. Rancati ne è il più chiaro esempio. Le ragioni di questa protervia sono molto chiare: la Banca d’Italia ha ormai svuotato con le sue Istruzioni la legge sull’usura, realizzando il risultato opposto a quello voluto dal legislatore, la magistratura (specie quella delle grandi città del nord sedi dei grandi gruppi bancari) non applica la legge e le sentenze di Cassazione. Gli altri piccoli e medi imprenditori, pur segnalati ingiustamente, vivono, spesso impotenti, lo strangolamento finanziario dell’azienda. Per questo è importante la testimonianza di Rancati che mette a nudo la follia del sistema”.

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