Tipi di spiaggia vintage

Tipi di spiaggia vintage

 

Oggi sulle spiagge si conversa poco e forte è la percezione dell’isolamento e dell’alienazione sociale. Facciamoci caso: tutti sono incollati agli smartphone, ai telefonini, con la conseguenza che il compagno di ombrellone, che ne è sprovvisto, perde il suo sguardo nel vuoto, inebetito.

Ma così non era negli anni passati.

1- Rimembriamo il mitico rag. Brambilla, frequentatore assiduo delle spiagge tra Rimini e Riccione.

Era capace di avere tutto, portava da casa ogni cosa: il telo, la protezione per le prime scottature, lo spruzzo rinfrescante con acqua di mare, lo specchietto, il pettinino per se’ e la spazzola per la sua signora, l’accappatoio per la doccia e, se glielo lasciavano utilizzare, anche lo shampoo ed il sapone.

Diventava snervante e provocava ira, perché il Rag. Brambilla aveva la cura di avere con se’ addirittura il costume di ricambio, la pompetta con profumo (acqua di colonia) per il dopo doccia. Andava in acqua sempre alla stessa ora, si ritrovava in spiaggia nel medesimo momento del giorno prima.

Ma si raggiungeva il colmo, quando te lo ritrovavi sotto l’ombrellone con un borsa frigorifero da cui estraeva ogni ben di Dio: oltre la provvista d’acqua, anche succhi di frutta e gelatini.

Ovviamente il metodico Brambilla era odiato dai gestori, in quanto non spendeva neppure una lira, avendo tutto con se’.

Di solito era mattiniere e pretendeva la massima puntualità dai gestori: arrivava prima che si aprisse il lido, al fine di prendere il primo sole ed il famoso “iodio” per la regolamentazione della ghiandola tiroideia e per ogni altro beneficio da incamerare per la stagione invernale, come se l’estate fosse finita prima di incominciare.

Brambilla è tipo spiccio, veloce: con una mano regge la borsa frigo, con un’altra porta, con disinvoltura invidiabile, un’altra borsa contenente asciugamani ed ha posizionato, a tracolla, in diagonale un borsello grosso e pingue dal quale tira fuori mazzi di cumuli di chiavi, pacchi di fazzoletti ed ovviamente medicinali di ogni genere e per tutte le necessità.

Lascia tutte le borse sul selciato del parcheggio perché è galante: va di corsa ad aprire la portiera anteriore dell’auto alla propria signora che chiama teneramente “Amore”.

Si scorgevano dalla camminata veloce e dalla corsetta che compivano, saltellando sulla passerella di legno, ovviamente con ciabatte consunte.

Possedevano un’autovettura con un portabagagli su cui era annodato di tutto.

Credono (stupidamente) di essere amati dalle proprie mogli, che ovviamente non si muovono neanche per prendere l’asciugamani, perché il Brambilla delicatamente afferma: “amore cosa ti serve, che vuoi? Come posso esserti utile? Hai dimenticato qualcosa? Sono qui, ecco il telo per asciugarti: è canforato per te”.

La signora di tutte queste esorbitanti attenzioni ne ha le scatole piene, ne è nauseata, non reggendo la pesantezza del Brambilla: vorrebbe prendere la mazza dell’ombrellone ed accopparlo o sperare che uno squalo si ritrovi a riva e lo fagociti. Ma Brambilla insiste sempre, altrimenti non è Brambilla.

2- C’è l’altro tipo di vicino che non è Brambilla, ma l’adiposo lenone (detto ricottaro) con pancia straboccante dallo sciancrato costume, che respira affannosamente, pieno di alitosi: nella stagione estiva la sua vacua mente è occupata da due cose: quando mangiare, quando dormire.

Non ha interesse neppure a fare il bagno. Lo prende la pigrizia e dice: “è il mare che deve venire da me non io andare al mare”.

Già prima dell’ora di pranzo beve di solito una birra, non comodamente nel bicchiere,ma a garganella e tutto d’un fiato.

Si gira intorno all’ombrellone e tuona con il primo rutto.

Ma è durante l’ora del pranzo che si snoda la sua voracità.

La sua povera signora non si chiama Amore, ma “Figliola” (ragazza sempre giovane): è una schiava che, durante il mattino alle cinque, ha preparato:

1-frittata di maccheroni,

2-melanzane alla parmigiana,

3-maccheroni al forno,

4-involtino di carne al sugo.

Mangiano come lupi e divorano tutto, senza lasciare briciole.

Ma il momento più brutto è il dopo pranzo, quando con la calura subentra l’abiocco e la pesantezza si fa sentire, come un camion di cemento sul povero stomaco sgangherato da quintali di cibarie.

Si tenta uno smaltimento veloce o eruttando o scorreggiando, non potendo altrimenti invocare una lavanda gastrica.

Poiché lo fanno tutti, non vi è ritegno.

Tali divertenti spettacoli avvenivano sulle spiagge del litorale domizio, tra Licola e Mondragone sino a Terracina.

I tipi di spiaggia vintage sono scomparsi: almeno facevano divertire e attiravano l’attenzione, ora curva solo su telefonini e niente più.

 

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