Notte che se ne va.

Notte che se ne va.

La notte a volte non fa compagnia ed è terreno fertile, perché sale l’angoscia e la paura. Dà tormento e sprigiona i timori dell’inconscio come diceva Dostoevskij ne “Le memorie dal sottosuolo”: si muovono le acque degli anfratti reconditi della nostra psiche tribolata.

Ma la notte è anche di quelli che rifiutano il sonno non portatore di serenità, ma letto di Procuste : i pensieri salgono, uccidono, colpiscono la mente vuota, non occupata dallo sforzo del lavoro quotidiano e dal febbrile correre del giorno. È troppo stretta per dormire.

La notte non è nitida, è cupa ed il fumatore continua imperterrito ad accendere le sue sigarette ed a perdersi nella sua terribile e devastante confusione, alla ricerca di una soluzione che non c’è e non ci sarà mai.

La notte è buia, perché cala la sensazione del nulla, della nientificazione, perché ogni desiderio è spento, ogni sforzo non produce alcun risultato.

La notte brucia il conato della volontà di chi intende ribellarsi ed è il letto in cui l’Essere combatte il suo tiranno, il tempo che passa e consuma la nostra vita, troppo breve per conoscere gli dei ed i segreti della natura.

La notte è terribile, perché nel silenzio spettrale, nella solitudine cercata e desiderata del “cupio dissolvi” non dovrebbe dar tribolazione e tormento a chi intende ubriacarsi; affonda,invece, la mente e perisce la costruzione di ogni pensiero. Tutto è vano ed inutile.

La notte è rifugio per gli indecisi per chi intende allontanarsi, rimuovere la dura ed implacabile realtà, la ferrea e bronzea necessità di deliberare ad ogni costo: prendere o lasciare senza alcuna mediazione compositiva, scegliere definitivamente.

La notte è feconda per il silenzio udibile di chi cerca Dio, l’Assoluto.

Di chi prega nella fede che ferma ogni dolore e rassegnazione e conferisce la calma e la serenità, perché senti la partecipazione di Lui nella tua anima, come il mare che si placa dopo la tempesta.

La notte è crudele per chi vende il suo corpo, perché lo fa toccare agli altri senza amore, come bere senza dissetarsi, ridere con la morte nel cuore.

La notte è lunga per chi dorme senza letto e senza coperta, ma con cartoni, coltre di assoluta povertà.E’dura come l’acciaio a morire: le ore non passano mai e la rabbia monta senza poter far nulla.E’piena per chi sente il lavoro della sera.

Non puoi affondare la punta acuminata della lama per uccidere il tormento della tua coscienza.

La notte è delle puttane, dei pokeristi, degli ubriachi, degli insonni e dei portieri d’albergo.

La notte è di chi non sa morire.

È di notte che si percepisce meglio il frastuono del cuore, il ticchettio dell’ansia, il brusio dell’impossibile e il silenzio del mondo.

La notte è di chi sa già, ma anche povera per chi ancora non ha saputo nulla e non vuole sapere.

La notte è calda, la notte è lunga, la notte è magnifica per ascoltare storie dice Tabucchi.

La notte è per amare con la luce delle stelle e la compagnia della calda luna, per far perdonare l’eresia, per attendere il giorno, per sognare con la solitudine dell’Aquila che sente nel lungo viaggio solo il battito della sue ali.

La notte è di chi si accontenta del giorno e vuole solo dormire.

La notte è di chi aspetta l’aurora dalle dita rosa:

almeno vede la speranza che non finisce mai.

Questo è stato scritto da Pino Daniele in “Notte che se ne va”: una lirica sublime.

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