Non smetto di aspettarti

NON SMETTO DI ASPETTARTI

La mancanza nell’amore è la condizione di abbandono che non si vuole mai accettare: l’onda del mare sprigiona tutta la sua violenza contro la roccia ed è respinta inesorabilmente.
Non si accetta di essere abbandonati, lasciati come uno scarto, un rifiuto.
Ed è pervicace la nostalgia, perché incapaci di inventare un nuovo cammino, una storia di ricominciamento che coinvolga altre scene, mondi inesplorati.
C’è il ripiegamento sul passato, la torsione del sentimento all’indietro: si irrora, si alimenta e coltiva la speranza,come una rugiada bagnata di stille,di un ritorno desiderato.
Si chiudono gli occhi e si cercano nella mente ricordi, immagini di un vissuto intenso che non può più tornare. Anche dettagli sciocchi diventano frammenti che segnano indelebilmente l’anima, come una scultura imperitura.
Non voglio più partire, resto dove sono: già sono arrivato, mi basta quello che mi ha dato la vita, le stelle già le ho contate, la più bella, quella luminosa l’ho lasciata giù perché eri tu, dice l’amante disilluso.
Si rileggono lettere che hanno suggellato quell’amore unico e si toccano quelle parole come una preghiera, una reliquia. Vanno ripetute a memoria davanti allo specchio o spesso di notte, forse piangendo e ridendo di cuore, come i bambini innocenti al cospetto delle cose e dei giochi che li rendono felici.
La presenza dell’altra è ingombrante, insostituibile: il mondo dei due ha appreso tutto dall’incanto d’amore e ciò che verrà dopo non può mai essere come prima.
Come se il giro del mondo si arrestasse,diventasse tutto irripetibile, come se la compiutezza del cerchio fosse già giunta: ciò che resta è insignificante, non conta più nulla.
Il ricordo è inaffiato, colorato da un profumo, da una canzone che si ascolta sempre-cuori intrecciati-,dal richiamo di un luogo particolare ove gli amanti hanno dato il meglio di sé. Da una fotografia che ha fermato la felicità.
La mente non si libera è avvinghiata e rappresa in una prigione dorata dalla quale non vuole evadere: quel fiore, seppure chinato, rende ancora una fragranza inebriante. Gli sguardi, con i quali si scambiavano messaggi che già contenevano un progetto di fuga dal mondo, come il veliero che indovina la rotta più difficile ed impraticabile in un mare aperto e periglioso, non ritornano più e si cercano invano.
Il silenzio diventa il compagno della vita, la malinconia irradia la sua voluttà, che è condizione perenne di una felicità che non vuole più alcuna aspettazione.
Mi manchi, non Te lo dico mai, mi manca quando ridi fino alle lacrime: sono nostalgico della Tua leggerezza per affrontare il mondo. Sono orfano dei tuoi occhi, che sanno accarezzarmi e illuminare i miei. Mi manchi, non puoi sapere quanto.
Ti invento, Ti immagino e Ti canto. Mi senti, non so come cercarti, non so a chi domandare; non smetto di aspettarti.
Sono questi i versi di una canzone di Fabio Concato che rendono il senso del vuoto che provoca la mancanza, la nostalgia d’amore.
Ma non può finir così: il significato della vita che resta ancora da consumare è tutto in un verso: non smetto di aspettarti, so che tornerai.
(In foto Salvador Dali’ con Coco Chanel).

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