Lussuria, passione del conoscere

Lussuria, passione del conoscere

In un bellissimo libro Giulio Giorello, filosofo coltissimo ed erudito, ci spiega in tutte le sue articolazioni e complicanze che cosa sia la Lussuria, il titolo già di per se’ è esplicativo:

“Lussuria, la passione della conoscenza”

In questa declinazione si può dunque capire che solo

“per colpa di cristiani impostori la lussuria è stata classificata tra i crimini”

Così si esprime Sade sul finire del Settecento, quando i “lumi” della Ragione stanno cedendo il posto alle “lanterne” del Terrore.

Si potrà concordare o meno con il Divin Marchese, ma la lussuria, più che un peccato, appare una forza debordante della natura. Sarà anche un vizio, ma sappiamo come da vizi privati nascano pubbliche virtù.
La lussuria non è solo manifestazione di eros, creatività artistica, piacere della scoperta scientifica. È anche e soprattutto passione del conoscere, nel senso più ampio della parola. È la tensione dello spirito libero per ciò che può costituire il nucleo di una società aperta e libertaria, insofferente di qualsiasi costellazione di dogmi stabiliti.

Don Giovanni, personaggio centrale dell’opera di Morzat e della commedia di Molière, è la figura del tipico lussurioso, che ci propone l’eterno viaggio attraverso la lussuria come potere, come piacere, come inganno e soprattutto come libertà.

La lussuria è l’espressione di un essere proiettato al di là di se stesso; è la gioia dolorosa di una carne compita, il dolore gaudioso di uno sbocciare; è l’unione carnale, quali siano i segreti che uniscono gli esseri; è la sintesi sensoria e sensuale per la maggior liberazione del proprio spirito; è la comunione d’una particella dell’umanità con tutta la sensualità della terra; è il brivido panico di un contatto desiderato con l’Assoluto.

La storia (della lussuria) non ha termine.
Essa «affina lo spirito col far fiammeggiare il turbamento della carne». Per questo non può mai condurre «all’insipidezza del definitivo»: in altri termini, la lussuria è la perpetua battaglia,mai vinta, espressione di una primigenia volontà di potenza, desiderio di vita senza limiti, assoggettamento della natura stessa, insofferenza all’ordine cosmico o politico.

Dal Don Giovanni di Molière (Atto I, Scena II) :

“Si gusta una dolcezza infinita nel soggiogare, con cento omaggi, il cuore di una giovane bellezza […]. Ma una volta posseduta, non resta niente da dire né da desiderare; tutto il bello della passione è finito e ci assopiamo nel torpore di quell’amore, finché non viene un qualche nuovo oggetto a risvegliare il desiderio […]. In questo campo ho la stessa ambizione dei conquistatori che volano di vittoria in vittoria senza sosta e non possono risolversi a limitare le loro aspirazioni […]. Mi sento un cuore capace di amare tutta la terra; e, come Alessandro, vorrei tanto che ci fossero altri mondi per potervi estendere le mie conquiste amorose”.

La lussuria non conosce confini, orizzonti delimitati e comporta sempre che l’ortodossia concepisca la forza dirompente e devastante dell’eresia, che scompagina un libro già scritto, nella speranza che comprenda il nuovo che muove il mondo, come la tempesta che porta via la putredine del mare ed annuncia una acqua nitida e tersa che travolge con la forza dissacrante del dubbio verità precostituite.
La conoscenza è la fede dei lussuriosi che vogliono vedere dentro l’infinito.
Abbandoniamo l’estate e porgiamo la nostra mente alle sudate carte.
Almeno il ricordo della dissociazione ci fa lenire il duro inverno

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