LA STELLA DI DALLA E LA PASSANTE DI BAUDELAIRE

LA STELLA DI DALLA E LA PASSANTE DI BAUDELAIRE

Ci sono canzoni che scendono dentro il cuore e colorano i nostri sentimenti anche conferendoci una particolare predisposizione a guardare e giudicare il mondo, con diverse lenti e con un’anima innaffiata dalla serenità che la vita dovrebbe offrirci.

Mi è capitato di sentire e risentire Stella di Lucio Dalla: le parole sono bellissime e la musica ancor di più. La poesia è trama della tessitura e si estende in tutte le incantate strofe.

Stella, fammi scrivere parole

che la mia bocca non sa dire

luminosa come il sole

corri in fretta sul mio cuore

non farmelo morire.

Solo la stella nel cielo della notte all’amante inquieto,che coltiva la sua preziosa solitudine per ridare luce ad un fiore appassito, può suggerire le parole che la bocca ,in una fredda malinconia,non sa più dire.

E deve volare sul cuore pieno di polvere,ingiallito come un libro sgualcito ed abbandonato,per non farlo definitivamente morire.

Stella scrivi tutto il mio dolore

con l’inchiostro che ha sporcato

questa notte senza amore,

nero cielo di una notte dammi luce e tenerezza.

 

Perché solo la stella può,nel rimpianto di una notte senza amore,piena di dolore dare luce e tenerezza a quell’amante che, nella tempesta di un turbinio di affetto cerca,come un naufrago, l’approdo alla sospirata riva.

 

Stella scendi giù, vienimi vicino entra dalla

finestra, infilati nel mio taschino

specchiati nel comodino della mia camera da letto

io sarò lì dietro alla tenda in silenzio che ti aspetto.

 

Perché la stella, ti fa compagnia: l’amante corre via ed abbandona il letto disfatto: hai cupo il cuore, si accende il rimpianto: rivedi l’ immagine di lei, della tua donna che non c’è più,riflessa nello specchio e cadi nel silenzio della lunga attesa,di un ritorno che sarà lontano, lontanissimo.

 

Stella, stella bella del mattino

scendi in fretta che è già l’alba

scendi negli occhi di un bambino.

 

Solo l’alba concilia con il mondo: se poi vedi gli occhi di un bambino la tenerezza fa scoccare la scintilla di un fuoco giovane che inonda la tua anima: hai voglia di riprendere il cammino.

Quell’amore (andato via)asciuga e ti ribagna nel domani di una notte di nostalgica malinconia, di amanti che non si incontreranno più.

Aveva ragione Baudelaire quando a Parigi si innamorò di una passante:

“Ed io, proteso come folle, bevevo

la dolcezza affascinante e il piacere che uccide

nel suo occhio, livido cielo dove cova l’uragano.

Un lampo, poi la notte! – Bellezza fuggitiva

dallo sguardo che m’ha fatto subito rinascere,

ti rivedrò solo nell’eternità?”.

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