Ascoltare

Ascoltare

Colpisce oggi il Breviario di Gianfranco Ravasi pubblicato sul Domenicale del Sole 24 Ore. È dedicato all’ascolto.

Chi ascolta partecipa, accoglie, si lascia riempire.

Chi ascolta è una vasca, un secchio, un canale di scolo.

C’è spazio in chi ascolta e lo sanno bene quelli che si aprono e si travasano.

Ascoltare non è solo sentire, tanto è vero che nell’ebraico Shama’ vuol dire anche obbedire, aderire. Dunque non si ascolta solo con l’udito, ma anche con l’anima e con il cuore.

Chi ascolta è un eletto di Dio, perché sa affrontare le difficoltà sue e quelle degli altri, che si aprono e cercano conforto, isolati dal mondo che corre e li lascia indietro.

Chi ascolta medita, conferisce importanza all’altro, alle sue paure, insicurezze, turbamenti, obnubilamenti.

L’ascolto è un grande atto d’amore

L’ascolto è un grande atto d’amore, che ha la sua pregnanza nel prendere per mano l’altro che vede un conforto che prima non c’era, che non dovrà piangere più, qualcuno lo farà sorridere e lo accompagnerà in una gioia ritrovata.

Molto spesso lasciamo soli quelli con il male di vivere, perché non li ascoltiamo. La vera terapia per chi soffre di depressione è proprio l’ascolto.

Sentire, immedesimarsi, scavare nella mente e nell’anima del malato, lasciarlo parlare, farlo teneramente piangere, aiutarlo a spostare il macigno che lo opprime e gli chiude lo sguardo e gli fa la notte ancora più buia, nera con un cielo senza stelle e senza la compagnia delle cicale.

Ascoltare chi è solo è donare l’amicizia, perché si dà la parola a chi pensava di averla perduta.

Chi parla e l’altro lo ascolta, si sente come l’usignolo che non solo vola ma accarezza la giornata con il suo dolce canto. Vede una luce ritrovata, sente la liberazione di un sacco pieno di ingiustizie, che opprimono la sua forza di vivere. È come spezzare catene che ti avvinghiano e non ti lasciano correre, come strappare una benda che chiude una bocca che vuole gridare al vento la sua riacquista libertà. È come Prometeo che sfugge a Zeus, perché vuole inventare il mondo.

Chi ascolta ha l’aiuto di Dio

Chi ascolta ha l’aiuto di Dio, che gli porta la preghiera e la compagnia: non bisogna parlare, accavallare, coprire con la voce e la prepotenza le parole dell’altro. È segno della acuta attenzione: l’ascolto deve essere accompagnato da uno sguardo, che scava nei recessi e nelle profondità ancestrali l’anima dell’altro, che vuole liberarsi e sfogarsi.

Ascoltare un malato è come lenire il suo insopportabile dolore, partecipare con lui alla rimozione della sofferenza. Fargli vedere un po’ di sole, dopo una notte fittamente buia.

L’ascolto accompagna e fa sgorgare lacrime che bagnano gote di bellissime fanciulle e di donne che bisogna accarezzare come un fiore, non maltrattarle, ucciderle, violentarle, perché segnano la bellezza della vita ed il sorriso di Dio.

Ascoltare è anche degli innamorati che sono quelli che parlano poco, sentono l’altro più con il gioco degli sguardi fuggitivi, perché lasciano parlare i cuori che si ritrovano,come la luna ed il mare nelle sere fresche di agosto.

Ascoltiamo il racconto degli altri, le loro narrazioni, senza sbirciare l’orologio e rispondere al telefonino.

 

 

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