SERGIO BRAMINI ED IL TERZO STATO

SERGIO BRAMINI ED IL TERZO STATO, QUELLO CHE FECE LA RIVOLUZIONE FRANCESE
Appena ha prestato giuramento il nuovo governo, l’on. Di Maio, Ministro del lavoro e dello sviluppo economico, ha mantenuto una fondamentale promessa: quella di chiamare a sé Sergio Bramini, affinché il medesimo diventasse suo consulente nel campo di una radicale riforma che ponesse fine allo strapotere delle Banche, nel novero soprattutto delle espropriazioni immobiliari.

Anche l’onorevole Gianluigi Paragone ha assunto il medesimo compito e profonderà tutto il suo valoroso impegno, perché questo progetto possa concretizzarsi.
Ricordiamo che Sergio Bramini è portatore di una storia per la quale lo Stato dovrà chiedere perdono: nei suoi confronti tutte le storture e le conseguenze perniciose di un sistema punitivo si sono concretate, ma nessuna guarentigia anche e soprattutto Costituzionale è stata, di converso, adottata da una Magistratura molto burocrate e poco giudiziosa.
Avendo a disposizione crediti per oltre 4 milioni di euro nei confronti dello Stato e di altri enti pubblici ( Comuni ed altre aziende a prevalente capitale pubblico ) la compagine sociale di Bramini è stata comunque dichiarata fallita ed il curatore della procedura ha svilito i medesimi crediti per appena 400 mila euro.
Bramini è stato costretto a dover chiedere prestiti alle banche per mantenere i suoi impegni nei confronti dei fornitori e delle maestranze lavorative.
Non conseguendo più liquidità, la sua casa è stata ipotecata sino purtroppo a subire prima un pignoramento immobiliare eppoi il conseguente sloggio nello scorso 18 maggio.

Questa storia ha suscitato un clamore nazionale e si è tentata ogni strada per scongiurare lo sfratto. La magistratura monzese è andata fino in fondo ed ha cacciato dalla sua casa Bramini.
Salvini e Di Maio hanno preso un impegno e Bramini si appresta, per quanto gli è accaduto, a diventare il segno vero di un cambiamento che dovrà apportare una rivoluzione copernicana: non si dovranno difendere più le banche ed i poteri forti, bensì bisogna apprestare più tutela per la parte più debole: i debitori.

Questa rivoluzione dovrà così scandagliarsi:

1- Non possono essere dichiarati falliti quegli imprenditori che hanno crediti nei confronti dello Stato.
2- La legge sul sovraindebitamento dovrà rafforzarsi e, come per il concordato preventivo, quando si propone ricorso in Tribunale tutte le procedure esecutive devono essere sospese.
3- Il debitore che ha subito pignoramento non può essere cacciato via dalla sua casa, fintantoché non vi sarà l’effettiva aggiudicazione del nuovo proprietario.
4- Al debitore pignorato, come avveniva prima delle riforme recenti, deve sempre essere consentito di proporre opposizione per tutelare i suoi diritti, senza limiti di tempo e sino all’emanazione del decreto di trasferimento che assegna la casa al nuovo proprietario.
5- Non può essere posta all’asta un bene immobile ad un prezzo iniquo.
Queste poche regole devono presidiare il progetto di legge Bramini che dovrà essere il paladino del Terzo Stato, quello che non contava nulla, ma fece la Rivoluzione francese e diede dignità ai poveri debitori.
Ma passò alla storia e dopo il giuramento della Pallacorda nacque la Dichiarazione dei diritti dell’uomo.

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