RITIRATELO, LO SCEMPIO DEL DECRETO BANCHE IN PARLAMENTO

RITIRATELO, LO SCEMPIO DEL DECRETO BANCHE IN PARLAMENTO

Che il decreto ( che ha regalato per un euro le banche venete ad Intesa ) sarà convertito in legge, è una mesta consapevolezza cui si giunge, perché il governo porrà la fiducia.

Tuttavia si levano grida di dolore, giuste e sacrosante proteste, motivate con argomentazioni ragionate e stringenti contro lo scempio compiuto dal ministro Padoan.

1- Lucrezia Reichlin sulle colonne del Corriere della sera del 30 giugno ( La lezione della crisi bancaria ) ci ha ricordato che nessun profondo risanamento di un sistema malato ( quello delle banche ) può riuscire senza un intervento, almeno temporaneo, dello Stato.

2- È evidente che Messina di Intesa sia tranquillo come il principe di Conde’ di manzoniana memoria, perché ha posto condizioni risolutive capestro: il decreto non deve subire alcuna modifica, pena la risoluzione del contratto di acquisto. Ha messo sotto scacco un intero Parlamento e la sua sovranità: passa un provvedimento legislativo, il cui sostrato fondamentale è rappresentato dalla dettatura di una Banca. Dunque gli oltre 700 emendamenti presentati sono fuffa, perché i peones, soprattutto del PD, non hanno né forza né competenza per dire No, tengono alla poltrona e non hanno letto Gramsci e Berlinguer, si formano alle slide del giovanotto di Rignano.

3- Ha ragione Emiliano, il Governatore della Regione Puglia, alternativo al competitor della Ruota della Fortuna, quando, nella sua lettera inviata agli incartapecoriti pidiessini, asserisce con dovizia scientifica che “le banche degli altri paese europei (Germania, Spagna, Irlanda tra gli altri), ricapitalizzate grazie agli aiuti pubblici e rese più efficienti grazie agli interventi di ristrutturazione tempestivamente posti in essere, sono diventate il motore della ripresa economica. In Italia, come noto, i governi e le stesse Autorità di Vigilanza, hanno invece preferito ignorare il problema. La conseguenza principale è stata quella di aver bruciato miliardi di aumento di capitale in cui hanno creduto tanti azionisti.

4- Il decreto “tradisce” i risparmiatori, abbandonando completamente al loro destino le centinaia di migliaia di piccoli azionisti e di obbligazionisti subordinati che hanno incolpevolmente affidato alla banca i propri risparmi, e comporta per lo Stato un onere spaventoso e, nella sostanza, in larga parte non recuperabile.

C’è solo la soluzione di ritirarlo, nazionalizzare le banche venete risanarle e rimetterle sul mercato. Oppure si dia retta al piano Tiepolo 2.0 che avevano preparato proprio le Banche Venete, prospettando una fusione con una ricapitalizzazione di miliardi contenuta a carico dello Stato.

A Roma arrivò Brenno che rapì tutte le ricchezze. Allo stesso modo ha fatto Intesa che ha portato a casa l’argenteria delle Banche Venete: ma a spese dello Stato.

Aspettiamo un Marco Furio Camillo, il condottiero che cacciò via Brenno ed i suoi barbari.

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